Dialetto a Milano

Melting Pot : è l’espressione che si usa per indicare l’amalgama, all’interno di una società umana, di molti elementi diversi (etnici, religiosi, ecc.).
Milano con le sue numerose etnie si rispecchia pienamente in questa piccola definizione. E come in ogni grande agglomerato urbano, la comunicazione è un fattore importante, per questo conoscere tante lingue può essere importante.

Ad oggi, conoscere l’Inglese o il Francese è fondamentale, ma non dimenticare le proprie origini lo è ancor di più.
L’Italiano è una lingua ricca di dialetti, che variano spostandosi di pochi km.
Quando si parla di etnie, si pensa subito ad enormi differenze culturali, ma l’Italia per quanto piccola sia, offre comunque una grande varietà di realtà.

Tutti gli emigrati a Milano (mi riferisco a quelli italiani) per sentirsi più vicini a casa, oltre a conservare le tradizioni culinarie, spesso e volentieri si aggrappano proprio al dialetto per avvicinarsi alle loro zone di origine.

Non è un evento straordinario quando girando per Piazza Duomo, si sente una persona che parla in napoletano, siciliano o in veneto. Però c’è un dialetto che si sente solo in poche occasioni: il milanese.

I giovani a Milano non lo parlano più, quasi dimenticato, e gli anziani non riescono più a tramandarlo. Sentire una conversazione in milanese sta diventando raro come il più prezioso dei diamanti.

Per evitare la totale perdita di questo, l’associazione culturale Milano ha deciso di lanciare un corso apposito, dove per un’ora si parlerà solo in dialetto, si imparerà a pronunciarlo, scriverlo ed a capire le basi di questo pezzo della storia della città. Non è un’operazione nostalgica, ma la volontà di non perdere definitivamente un qualcosa che molti giovani milanesi hanno sentito solo dai loro nonni o dai loro genitori e che non hanno mai potuto parlare, per timidezza o forse per l’assenza di un compagno di chiacchierata.

Per chi volesse mantenere viva questa tradizione, adesso sa bene che è in atto una vera e propria missione di salvataggio.
Avanti i più nostalgici.

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